Mandare un alunno fuori dalla classe

Pensavo fosse una pratica ormai obsoleta quella di mandare fuori dall’aula gli alunni che disturbano ma questa mattina una mia amica insegnante che postava una riflessione in merito su facebook mi ha confermato che no, non è così inusuale.

E allora chiediamocelo.

Si può? E’ utile? Ha senso? O meglio, quale senso ha?

La risposta arriva direttamente da un episodio che la mia amica Fabiola riportava raccontando di un bambino che, mandato fuori dalla classe da una collega, ha preso la porta, anzi, ne ha prese due ed é tornato a casa a piedi.
In questo caso la lucidità del bambino ci aiuta a cogliere il senso di quello che facciamo come educatori e che a volte perdiamo per strada, travolti dal panico di non sapere più cosa fare.

Eppure sarebbe sarebbe piuttosto semplice da vedere in questo caso: non esiste nessun gesto educativo al di fuori del setting educativo stesso. Per definizione.

L’esclusione da un setting può anche essere in alcuni casi un gesto significativo ma mai educativo perché esclude la relazione e la reciprocità che sono i due elementi costitutivi dell’educazione. Ad ogni modo perde anche la sua significatività quando si tratta di bambini che non sono a scuola per loro scelta.

Mandare un bambino fuori dalla classe non significa dirgli “o rispetti le regole o sei fuori” come immagino si illuda chi, esasperato, invita un alunno ad uscire, perché la scuola dell’obbligo non è una scelta e non è possibile escludere gli studenti.

Non insegna dunque che per rimanere in un contesto é necessario rispettarne le regole, come è giusto che sia.
“O così o niente” non regge perché il niente non è praticabile quindi va a finire che quello che trasmette é piuttosto l’idea che il contesto scuola non sia fatto per il bambino che non riesce ad adeguarsi ad esso. Peccato che anche quel bambino lì ci debba stare per forza e ci debba stare a questo punto con la conferma da parte dell’adulto che no, la classe non é adatta a lui. Innescando un circolo vizioso da cui poi é difficile uscire.

Oltre al fatto che spesso mandando fuori dalla classe si rinforzano proprio gli atteggiamenti di disturbo che si vogliono combattere se sono di ribellione o se sono un modo di richiamare l’attenzione. Il bambino ottiene di fuggire da una situazione in cui non vuole stare (ma deve) oppure rischia di essere visto, considerato e riconosciuto per la parte peggiore di sè. In gergo psicologico si chiama profezia che si autoavvera.

classe vuota

E in ultimo, ma cosa più importante, quello che si dice al bambino escludendolo dall’aula è esattamente questo: io, qui dentro, per te che stai facendo fatica, non posso fare nulla.

È un messaggio terribile per un bimbo che ha bisogno di imparare a stare in un contesto che rifiuta e in generale per la sua fiducia negli adulti, nella scuola e nei suoi punti di riferimento.

Un boomerang che rischia di colpire insegnanti e alunni in piena faccia.
Finché rimarrà solo la maestra.

*Simona*

(immagine liberamente tratta da google immagini, senza fonte, non a scopo di lucro)

 

2 thoughts

  1. In prima elementare nella classe di mio figlio, ho scoperto che è una pratica giornaliera, insieme allo strappare fogli e dare del fannullone ai bambini… e siamo solo a Novembre. Certo che se mi chiamassero fannullone, a me non verrebbe una voglia maggiore di fare qualcosa…ben che vada continuo a non far niente… in una situazione più reale, probabilmente inizierei anche a soffrirne.

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  2. Sì succede ancora e anche spesso. Se un alunno fa casino vuol dire che ha bidogno d’attenzione. Mandarlo fuori vuol dire fargli capire che nessuno è disposto ad ascoltarlo. Un pò come quando uno ha un problema e ci beve sopra per dimenticare. Ma il problema non scompare, viene solo spostato. Io credo che le tecniche adeguate per trattare con certi ragazzi difficili si dovrebbero imparare all’università. E poi ogni persona che decide di insegnare dovrebbe chiedersi in coscienza se è davvero capace di farlo nella pratica più che nella teoria. Capisco che in passato questa professione era scelta a caso ma oggi dovrebbe esserci più consapevolezza.

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