Un multivitaminico contro la violenza a scuola (di professori bullizzati, famiglie assenti e capri espiatori)

A seguito della diffusione del video in cui uno studente inveisce contro un professore, lo schernisce e lo prende a testate e di altre notizie di cronaca simili a questa si è sollevato un polverone mediatico su una presunta emergenza educativa nelle scuole italiane. Cosa che avviene ciclicamente peraltro.

Come mamma di due studenti e come pedagogista mi sono sentita fortemente sollecitata da vari articoli e opinioni in merito.

In particolare si è molto parlato di una (presunta) crescente inefficacia educativa delle famiglie che sarebbe la grande causa di tutti i mal di pancia dei docenti vessati e disarmati.

Mi vengono a bruciapelo due considerazioni.

La prima è che di questa incapacità genitoriale che ricade sull’insegnamento io sento parlare da che la scuola la frequentavo come studentessa, il che significa da almeno vent’anni. Parlare di emergenza per due decenni suona quantomeno bizzarro, a questo punto potremmo considerarlo un problema costitutivo casomai.

La seconda è che io non sono così convinta che questi ragazzi arrivino a scuola previamente rovinati dalle famiglie, piuttosto bisognerebbe interrogarsi in modo onesto su quali dinamiche all’interno delle classi permettono di arrivare a queste situazioni. Ad ogni modo, anche così fosse, a maggior ragione la scuola deve essere ente educativo proprio per quei ragazzi che le carenze educative se le portano dentro lo zaino a partire da casa.

Per dirla in breve: quello che succede all’interno della scuola è un problema della scuola. Cercare una preziosa collaborazione con i genitori è auspicabile, utile e giusto ma non è condizione necessaria per cui si possa, in sua assenza, rinunciare ad un compito educativo che è costitutivo della missione della scuola, tanto più se si tratta di quella dell’obbligo.

Forse dopo tanti anni vale la pena smettere di raccontarci la cantilena ormai fine a se stessa dell’emergenza educativa e di cercare capri epiatori esterni su cui non c’è potere di cambiamento e iniziare invece a chiederci cosa può fare la scuola stessa per affrontare questa situazione di disagio all’interno del suo campo d’azione che è l’unico su cui ha potere.

E allora chiediamocelo.

Cosa si può fare di fronte a studenti che non riconoscono l’autorità e sembrano incapaci di qualsiasi forma di rispetto?
* Che poi sia effettivamente un problema crescente da un punto di vista quantitativo oppure no a questo punto cambia poco i termini del discorso *

Ebbene, molte cose che si riassumono tutte in un concetto: la scuola deve valorizzare il suo ruolo educativo in senso più stretto, recuperare una forza e una leggitimità che vanno oltre la semplice trasmissione dei saperi tecnici. Tanto, pur senza entrare in profonde riflessioni pedagogiche… è evidente che non si possa fare altrimenti.

Per farlo deve rinforzare il suo corpo docenti e un corpo debilitato si sa, ha bisogno di vitamine.

 

VITAMINE DEL GRUPPO C

Capacità e Competenza.
Diciamoci la verità, la scuola è piena di insegnanti bravi, anche di quelli bravi con la b maiuscola, ma se ci chiedono di elencarne qualcuno incapace di gestire una classe ce ne viene in mente ben più di uno, sia come ex studenti che come genitori (e qui lo dico e qui non lo nego anche come professionista che nelle scuole entra sovente)

Eppure non si capisce perché qualsiasi altra professione che abbia una certa rilevanza sociale ha una selezione in entrata in termini qualitativi che manca quasi totalmente nella scuola; oltre al fatto che una volta conquistato il posto di docente è davvero difficile perderlo per incompetenza, piuttosto coloro che creano problemi vengono spostati di istituto in istituto tanto per rendere la loro capacità di creare danni più endemica. Non me ne vogliano i sindacati ma su questo discorso ci sarebbe da fare una profonda riflessione perchè un insegnante non ha meno responsabilità civiche di quante ne abbiano un cardiochirurgo o un pilota di aerei di linea.

 

VITAMINA F e VITAMINE DEL GRUPPO V

Serve dunque più Formazione. Bene la formazione didattica ma è necessario un maggiore investimento nella formazione pedagogica, accompagnata da un maggior controllo sulle responsabilità degli insegnanti. E’ vero che negli ultimi anni ci sono stati dei cambiamenti in questa direzione, seppur con procedure talvolta discutibili, ma il corpo docenti è costituito anche da insegnanti entrati ben prima che venissero introdotti certi obblighi di studio e non possiamo aspettare che questi vadano in pensione per avere finalmente dei professionisti qualificati. Questo è un gap che non sempre l’esperienza ha riempito e va colmato.

Inoltre non mi pare esistano e qualcuno mi contraddica se sbaglio, degli strumenti capillari di Verifica e Valutazione delle relazioni nelle aule, eppure in un processo di apprendimento la relazione è tutto come gli specialisti dicono già da un po’. I maestri, i professori, gli educatori vengono invitati a riflettere su questo aspetto? Vengono sollecitati ad impegnarsi su questo fronte? Vengono aiutati ad avere consapevolezza di quello che accade tra loro e i loro alunni? Quello che succede nelle aule succede all’interno di una relazione, nel bene e nel male e dentro questa relazione bisogna trovare gli elementi scatenanti e le vie d’uscita.

 

VITAMINA S1

Sostegno
Da anni gli insegnanti si sperticano in un coro unanime: siamo soli e privi di strumenti. Perchè si può anche essere bravi professori e maestri ma certi ragazzi sono effettivamente impegnativi da gestire, certi contesti sono particolarmente complessi e certe dinamiche relazionali sono difficili da comprendere e governare quando ci si è immersi.
Allora perché nessuna scuola ha al suo interno una figura di supervisione e di consulenza di tipo educativo? Aiuterebbe gli insegnanti di cui sopra (vedi vitamina c) ad imparare un mestiere che forse non hanno imparato bene e anche quelli già capaci e competenti a non entrare in born out al terzo anno di trincea dietro la cattedra.
Di recente una mia amica al suo primo anno di insegnamento, una maestra elementare preparata e appassionata mi ha scritto che “con la fatica che si fa la voglia di fare bene poi ti passa”. Al suo primo anno di insegnamento! Io la capisco, ma evidentemente c’è qualcosa che non va da qualche parte se bastano sette mesi in una classe per sentirsi già demotivati.
Certo, l’educazione è cosa per gente tosta ma proprio per questo bisogna sostenere questi supereroi.

 

VITAMINA S2

Insegnanti di Sostegno
Molti teorici della scuola lo dicono da tempo: il sostegno didattico deve essere un supporto non solo per i bambini con certificazione di disabilità ma per l’intera classe e funzionare anche da sostegno ai docenti. Non mi dilungo perchè esiste diversa letteratura in merito ma mi aggancio a questo discorso per esprimerne il corollario e cioè che c’è bisogno di un rapporto numerico alunni-insegnanti più basso. E’ l’acqua calda ma classi di 27-28 studenti vanno bene se si decide di sorvolare su gran parte delle esigenze dei singoli e del gruppo, altrimenti ci si può certamente dotare di strategie utili (ad esempio la peer education con tutti i suoi cugini) ma rimane pur sempre un’impresa epica, almeno in questa delicata fase di passaggio che stiamo vivendo verso strategie di insegnamento nuove.

 

La scuola italiana ha bisogno di curarsi, nel senso di guarire dalle proprie ferite e nel senso di prendersi cura del proprio corpo docenti. Certo le medicine costano e da qualsiasi governo si succeda ci viene detto che il portafogli è vuoto. Però un corpo malato può solo guarire o morire o in alternativa agonizzare in eterno, quindi non c’è altra via che far capire ai governi che quei soldi che mancano sono un’assoluta priorità da trovare.

Questo è il mio tentativo.

 

 * Simona *

3 thoughts

  1. Ci sono molti insegnanti che si fanno mettere sotto dagli studenti, che fanno il cavolo che gli pare durante tutta la lezione. E ci sono pochi insegnanti che quando entrano in classe creano il silenzio assoluto e non vola una mosca. Domandiamoci come mai questa differenza. Se gli studenti ti vedono debole prima o poi prenderanno il sopravvento. Quindi è vero i bulli non nascono solo nelle famiglie ma in quelle classi dove certi insegnanti non hanno la stoffa per sapersi imporre. Se non si sa mantenere una posizione up-down nell’ambito della classe gli studenti ne approfittano subito.

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  2. Tutto vero. Diciamo che parlare di corresponsabilità nell’educazione è sempre una buona idea. La famiglia non si può chiamare fuori. Mi sembra veramente un delegare altri. Purtroppo il mondo adulto deve mettersi in testa di lavorare sodo per educare. Inutile lo scaricabarile. Ecco, che i bulli nascano a scuola a causa di dinamiche innescate dai professori lo trovo molto molto parziale. Vorrebbe dire che se in una classe c’è un bullo e 5 seguaci, questi sono stati “creati” dal prof mentre gli altri 25 ragazzi “buoni e bravi” li ha educati la famiglia? Mi sembra un po’ di parte. Io non escluderei responsabilità. Purtroppo è di tutti.

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