L’inclusione che esclude

L’altro giorno sfogliavo un quotidiano locale e tra i vari articoli di amena cronaca di paese me ne ha colpito uno in particolare.

Il giornalista se la prendeva con un gruppo di ragazzini colpevoli di utilizzare l’altalena per disabili che orgogliosamente l’amministrazione comunale aveva inserito nel parco pubblico.

Ho riletto due volte l’articolo perché non capivo i toni sprezzanti di chi scriveva in uno stile alla “signora mia dove andremo a finire con questi giovani di oggi”

Non si parlava di atti vandalici, né di bivacco e non si raccontava di ostruzionismo all’utilizzo di altre persone. L’unico presunto segno di maleducazione stava nelle invettive ricevute da chi aveva provato a protestare da parte di questi ragazzini difesi poi dai loro genitori. Tra l’altro essendo al parco accompagnati da mamma o papà immagino si trattasse di bambini e non quindicenni che occupavano i giochi per fumare.

L’articolo era corredato dalla foto di un gruppettino di quattro facinorosi intenti a giocare sul predellino destinato alle carrozzine.

Non si parla di bambini sulla sedia a rotelle a cui è stato impedito di salire e mi chiedo perché non si possa eventualmente chiedere loro di aspettare il proprio turno, o in alternativa se non possa essere una buona occasione di educazione civica spiegare a un bambino senza problemi motori che è opportuno cedere il posto a una persona in carrozzina e dirigersi verso altri giochi dal momento che probabilmente ne ha più ampia scelta.

Non mi è chiara poi la classificazione di chi avrebbe diritto ad usare un’altalena per disabili. Chi ha una disabilità che non prevede l’uso della carrozzina verrebbe allontanato con la stessa veemenza?

A meno che non ci sia un altro motivo che mi sfugge immagino esistano questioni di sicurezza legate all’uso improprio di un’altalena che potrebbe risultare pericolosa se ci si sale in piedi ma questo vale per qualsiasi altalena e qualsiasi gioco e a quel punto varrebbe il divieto ad utilizzarla in piedi e non a chi può stare in piedi.

Mi sfugge il senso di inclusione dei giochi riservati ai disabili se questi bambini li includiamo nei parchi e poi li releghiamo a giocare in zone inaccessibili agli altri.

Non renderemmo un servizio migliore alla causa mettendo a disposizione giochi che consentano a tutti i bambini di stare insieme condividendo realmente spazi e strutture?

E laddove la legge o qualche burocrate poco illuminato affigge il cartello “riservato ai disabili” i genitori potrebbero agire in modo da ristabilire il senso di un’opera di inclusione che altrimenti rimane solo di facciata.

*Simona*

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