Nove settembre (the story)

Il diciassette giugno eravamo dunque sedute al tavolino di quel bar

Leggilo qui

Avevamo preso l’appuntamento col notaio pochi giorni prima perché tutto aveva avuto un’impennata velocissima nel momento in cui, dopo mesi e mesi di studio e di riunioni, un po’ incoscientemente ci eravamo dette che eravamo pronte e che potevamo iniziare a cercare lo spazio in cui aprire….

Abbiamo visto tre posti, tutti risistemati a nuovo eppure il colpo di fulmine c’è stato con il quarto, quello più malmesso di tutti. Perché l’amore è così: imprevedibile e irrazionale.

Solo che in realtà non ci aspettavamo di trovare così in fretta il posto giusto e siccome era maggio e la location l’avevamo già individuata ci illudevamo che il grosso fosse fatto e ci siamo convinte che non potevamo non aprire a settembre.

Da lì è iniziato un turbinìo che ci ha travolto nell’estate più vorticosa della nostra vita.

In mezzo c’è stata la scelta del nome, che le idee migliori si sa, vengono mentre si spolvera un vecchio stencil a forma di albero… così da un lungo elenco di idee improbabili l’unanimità societaria è stata raggiunta. Poi la scelta del logo, difficilissima e quella dei colori, impossibile, perché si fa presto a dire verde natura e tortora finché una grafica non ti mette di fronte una palette di colori e non ti trovi davanti ad un tintometro.

Poi c’è stata la chiamata a raccolta di tutti gli amici e i parenti fino al quarto grado per affrontare i lavori perché nelle famiglie di sangue e di cuore c’è sempre qualcuno che sa fare qualcosa di utile e anche qualcuno che sa improvvisare.

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La casa sull’albero dunque, prima di essere la casa di tanti bambini e delle loro famiglie è stata la casa delle nostre famiglie che lì si sono riunite a tinteggiare, pulire, faticare, risolvere problemi, misurare, ideare, ridere e disperarsi, impolverarsi, costruire, montare, smontare e ricostruire, mangiare pizze, dirsi “dai, manca poco” anche quando non era vero e poi finalmente ad un certo punto finire davvero alle quattro di notte, cinque ore prima di aprire al pubblico.

Ma più di tutto è stata la casa in cui la nostra famiglia, quella di me Sara e Isa è nata e cresciuta. È stata la casa in cui abbiamo imparato a volerci bene, a discutere, a trovare soluzioni, a convivere coi nostri difetti e ad appoggiarci l’una all’altra quando il corpo o il cuore non ce la fanno.

Riguardando queste vecchie foto ci siamo stupite di quanto siano cambiate le nostre vite e noi con loro, dentro e fuori, ma siamo ancora qui con la stessa voglia di crescere e di fare bene e lo stesso cuore appassionato del momento in cui abbiamo alzato la serranda per la prima volta e abbiamo sorriso al sole che entrava.

*Simona*

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