La rabbia dei bambini. Una strada per crescere

Ci sono bambini che sembrano sempre arrabbiati e quelli che si arrabbiano poco ma quando succede vengono colti da un’onda emotiva che li travolge e fa sentire i genitori disorientati e impotenti. Ci sono anche i bambini che non si arrabbiano mai e forse anche loro, viene da pensare, hanno un problema con la gestione della rabbia.

 

La rabbia non è una colpa semplicemente perché arrabbiarsi non è una scelta ma la conseguenza di un’emozione primaria, quindi ineludibile, qualcosa che le persone sperimentano dalla più tenera infanzia. Il problema è che la collera spesso fa soffrire chi la vive, in prima persona o da spettatore più o meno coinvolto.

Di fronte a questa emozione si possono fare due cose, che sono poi i due obiettivi evolutivi possibili.

 

La prima è imparare a esprimere e gestire la rabbia in modo adeguato cioè senza farsi violenza ma senza nemmeno farne agli altri.  Concedersi la possibilità di vivere questa emozione e di comunicarla a chi ci sta intorno, ci dicono gli psicologi, è fondamentale per il proprio benessere psicofisico; la rabbia inespressa prende spesso strade dolorose per trovare una via d’uscita: malesseri psicofisici, relazioni importanti che non reggono il peso dei non detti, un insano desiderio di vendetta e via dicendo. E tutto questo vale per gli adulti come per i bambini.

È altrettanto fondamentale però imparare a manifestarla senza farci terra bruciata intorno.
Non si può decidere di non arrabbiarsi e nemmeno scegliere che cosa ci fa arrabbiare, ma si può senza dubbio lavorare sul rapporto con ciò che ci indispone e con le emozioni che questo suscita in noi.

Questo è quello che il genitore di un bambino arrabbiato può fare per lui.
Invece accade spesso che una mamma o un papà, disturbati dal malessere del proprio figlio, sentano il desiderio di fare qualcosa per eliminare questo sentimento cercando di intervenire solo sulle sue cause o peggio ancora di reprimerlo attraverso minacce, rimproveri o punizioni. Adesso smettila di fare storie perché stai piangendo per niente, se non la finisci eccetera eccetera.

Per dirla in breve: un bambino arrabbiato ha il diritto di esserlo indipendentemente dal fatto che ne condividiamo le ragioni che sono comunque sempre valide per lui e sufficienti da mandarlo in crisi. Tendenzialmente non lo aiutiamo a maturare né se risolviamo il problema al posto suo né se banalizziamo o condanniamo la sua emozione con il rischio di farlo sentire inadeguato.

 

L’altro obiettivo di sviluppo possibile è quello di interrogare la rabbia.

Quando si infiamma una miccia c’è qualcosa nel rapporto con la scintilla che l’ha accesa che dice tanto di chi si arrabbia.
In età infantile molto spesso dietro la causa scatenante si nascondono motivazioni più complesse di ciò che appare.
Un bambino può essere arrabbiato perché le cose non stanno andando come lui si aspettava ma non sa gestire l’imprevisto o perché è deluso o esasperato da qualcosa o ne ha paura e reagisce aggredendo. O ancora perché sente che c’è qualcosa in sospeso o perché si sente minacciato. Un figlio può essere arrabbiato per la necessità psichica di staccarsi da una determinata cosa: come un adolescente che diventa irascibile verso i genitori ad esempio.

Per un genitore provare a interrogarsi su tutto questo non serve a fare inutili psicologismi ma a lavorare su due aspetti importantissimi per la crescita di un individuo.
Il primo è il suo senso di auto efficacia rispetto alla possibilità di confrontarsi con le cose che lo fanno stare male, da allenare attraverso il sostegno nella comprensione di quali siano i suoi tasti dolenti e perché.
Il secondo è gestire il senso di colpa che spesso una mamma e un papà sentono di fronte a difficoltà senza apparente soluzione perché la competenza di un genitore si mostra e viene percepita nel rapporto col problema più che nel raggiungimento della soluzione.
Come dire: mio figlio ha un problema ma sento di avere piuttosto chiara la situazione e quindi posso sperimentare con più tranquillità e decisione le possibili strade da percorrere con lui anche se non so ancora quale sarà quella più efficace per risolverlo.

In consulenza mi capita di sentire genitori che non si capacitano di come sia possibile che il proprio bambino o bambina al quale non manca nulla ed è amato e sostenuto si senta così frustrato. Questa mancata empatia è il modo più semplice per cercare di darsi una spiegazione nei propri errori o in quelli dei figli.
Ma come abbiamo detto la rabbia non è un difetto da correggere e se un genitore decide di intervenire dovrà farlo stando bene attento a distinguere i comportamenti scorretti causati da un’immaturità nella gestione di un’emozione rispetto all’emozione stessa che ha tutta la legittimità di esistere.

 

Come sempre diciamo dunque non esiste una via universalmente valida per far fronte a un figlio arrabbiato ma mettersi in contatto con la sua emozione e capire cosa questa può insegnare è senza dubbio il punto di partenza per tutti.

*  Simona *

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