Ricomincia la scuola. Piccolo taccuino per insegnanti

A volte tra gli addetti ai lavori della scuola si fanno discorsi importanti, di senso, orientati a rendere le classi un posto accogliente, inclusivo e l’apprendimento sempre più efficace.
Succede spesso però che nell’agire quotidiano questo senso si perda nella rincorsa alle cose da fare o nella gestione delle emergenze.

Proviamo quindi a stendere un piccolo elenco di cose importanti perché queste prime settimane siano un inizio proficuo e non solo un tempo cuscinetto. Facciamo in modo che il primo periodo dell’anno non sia semplicemente una fase di transizione graduale dalla vacanza al duro lavoro in classe ma sia un momento di semina per un buon raccolto nei prossimi mesi.

  1. Ormai è prassi che l’anno si apra con il famigerato progetto di accoglienza, con insegnanti che si scambiano idee e materiali e le più fantasiose che articolano percorsi originali e personaggi sempre più coinvolgenti da far invidia ai creatori della Pixar.
    Resistiamo però alla tentazione di pronunciare ad un certo punto la frase più temuta: bambini, adesso però basta giochi, è ora di cominciare a darsi da fare.
    Cosa potremmo ottenere se non la repulsione per quel momento in cui non si scherza più dopo averli illusi che anche la scuola può essere divertente?
    Perché non provare allora a portare quello stesso spirito dei primi giorni in palestra e in cortile anche dentro le lezioni?
    Se quei progetti di accoglienza sono così ben pensati è perché non si tratta di semplici momenti di gioco, ma ogni attività è pensata per un preciso scopo formativo. Sarebbe bello e utile, per quanto faticoso, provare a mantenere lo stesso stile di progettazione prima di cedere a lezioni ripetitive e totalmente teoriche.
    In rete o sui manuali più aggiornati, si trovano tanti spunti per laboratori ed esperienze su tantissimi argomenti, in alternativa si può sempre chiedere una mano alla collega fantasiosa di cui sopra.
    Non si tratta di non chiedere ai bambini una sacrosanta fatica, né di proporre loro solo cose divertenti, piuttosto di motivarli per far sì che la fatica diventi fonte di apprendimento e non causa di fuga.
  2. Ricordiamoci del resto che emozioni e apprendimento, ormai lo sappiamo, sono imprescindibili tra loro. Non c’è apprendimento laddove le emozioni negative bloccano il cervello e non c’è benessere se l’apprendimento richiede una fatica più grande di quella sostenibile per ciascuno. E’ chiaro che non possiamo, anzi non dobbiamo, scontare agli alunni frustrazioni e fatiche ma è necessario mantenere alta l’attenzione sul malessere che queste provocano loro, così da poterli sostenere e soprattutto mostrare agli studenti che il loro disagio non è un problema ma ci riteniamo utile andargli incontro. Limitarsi all’incoraggiamento e a esortare a metterci un po’ più di impegno può essere controproducente se è una richiesta che va oltre le possibilità del bambino.
  3. Lo stesso discorso vale per il cosiddetto lavoro sul gruppoGiorni di giochi cooperativi, intervalli lunghi per permettere la socializzazione, tempo speso per i racconti in cerchio, scambi di foto e oggetti delle vacanze. Tutto con l’obiettivo di creare un gruppo coeso e collaborativo, con relazioni positive, pronto per lavorare insieme. Poi però all’improvviso insieme non si lavora più perché magari non c’è tempo per il circle time, i lavori di gruppo si rivelano un girone infernale e nelle isole di banchi i bambini chiacchierano troppo.
    Pensare che nei primi giorni si possa fare un lavoro propedeutico sul gruppo perché possa funzionare bene, quando questo deve essere invece l’obiettivo di un intero anno equivale a ingannarsi e a spalancare le finestre alla frustrazione perché ci sembrerà che quei primi giorni in palestra siano stati solo tempo perso.
  4. Evitare di far portare tutto il materiale il primo giorno può essere una buona idea. Perché un conto è entrare a scuola dopo tre mesi con uno zaino pesantissimo sulle spalle che ci dice “guarda quanto sarà dura!”, un’altra cosa è costruire giorno per giorno il proprio kit di lavoro, come quando prendi possesso di una casa nuova e ti accorgi via via di cosa hai bisogno.
  5. C’è tempo. Per la correzione dei compiti delle vacanze, per i test d’ingresso… c’è tempo. Le cose da fare sono sempre tante è vero e il programma è ricco, ma se si lavora bene all’inizio, se si aiutano i bambini a ingranare con spirito anziché incollarli alla sedia da subito si lavorerà più velocemente dopo. Partire stanchi rallenta il lavoro molto più che iniziare dopo. Soprattutto se teniamo presente che anche le attività iniziali possono essere attività didattiche e che una giusta motivazione iniziale dà i suoi frutti anche a posteriori.
  6. Va bene mettere subito in chiaro le cose, soprattutto se si tratta di un gruppo classe nuovo è importante che prima di abitare uno spazio chi lo vive sappia cosa è lecito e cosa no. E’ consuetudine e buona norma illustrare il regolamento nei primissimi momenti. Però oggi mia figlia, al primo giorno nella sua nuova scuola, quando le ho chiesto cosa le avevano spiegato di quello che li aspetta mi ha risposto “praticamente ogni cosa che fai prendi una nota e alla terza nota c’è la sospensione”. E’ come se dopo un primo appuntamento tutto ciò che ti ricordi è che lui/lei ti ha avvisato che se dici parolacce in sua presenza ti caccia dalla stanza. Potrà anche aver ragione ma non promette bene.
    Anche facendo la tara alle prime impressioni di un’adolescente possiamo ammettere che in genere viene data tanta, troppa enfasi a quello che non si può fare, possibilmente con un tono minaccioso e il dito alzato e troppo poca a tutte le possibilità che si aprono, alla presentazione della scuola per il suo spirito e i suoi intenti e perché no a una raccolta di idee e impressioni sulle regole che, banale dirlo, vengono accettate più di buon grado se hanno un senso costruito e condiviso.

Insomma, cinque o sei cose, in un elenco che è certamente da completare, che dovrebbero essere scontate ma che è sempre bene appuntarci perché non restino una dichiarazione di buoni intenti senza seguito.

PS: Ringraziamo la maestra Fabiola, della scuola primaria di Ripalta cremasca, per averci regalato uno scatto della sua classe che lavora, uno scatto che riassume in un’immagine tutto quello che abbiamo scritto.

* Simona *

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