Darsi una mano

Tante volte mio figlio è venuto in mio soccorso con le sue piccole gentilezze spontanee.
Una volta più di tutte mi ha letteralmente dato una mano.

Il mio matrimonio era a quel punto in cui inizi a renderti conto che non resta altro da fare che staccare la spina.
Sei di fronte a ciò per cui hai vissuto, sai che sta morendo e vedere quell’agonia ti spezza il cuore. Ti sembra ingiusto prolungare quel dolore, irrispettoso verso ciò che è stato, così gioioso e pieno di vita. Ma il solo pensiero di quel gesto ti fa mancare il respiro perché senti che se stacchi la spina muori anche tu, che non potrai vivere senza.

Era una mattina come tante e peggio di altre perché avevo aperto gli occhi già con quel senso di smarrimento e con un nodo alla gola che quasi mi soffocava.
Ma c’era il solito rito da portare avanti coi bambini e quella mattina lo vedevo come un interminabile susseguirsi di sforzi prima di riuscire a lasciare entrambi a scuola e poter smettere di fingere che era una mattina normale.

Mio figlio aveva cinque anni. La mia figlia maggiore era già a scuola e stavo accompagnando lui all’asilo, ero quindi quasi alla fine di quella salita.
Ricordo che pensavo di dover parlare il meno possibile perché avevo le lacrime che spingevano per uscire e mi tremava la voce. Così in macchina gli avevo dato il tubetto delle bolle di sapone, sperando di tenerlo impegnato e silenzioso.
In effetti quella mattina non parlava tanto, forse percepiva il mio disagio o forse combatteva anche lui la sua battaglia.

Ho parcheggiato e ci siamo avviati a entrare, io sentivo le gambe molli e avevo la testa altrove… come faranno i bambini se gli toglieremo la terra sotto i piedi e si sentiranno precipitare?

Quando abbiamo varcato la soglia del cancello lui ha tentennato un attimo, quindi ho rallentato e gli ho preso la mano, pensando di aiutarlo.
Invece in quel momento esatto, quando si è agganciato a me, ha ripreso un passo spedito e io ho sentito in modo quasi fisico che fosse lui a sostenere me. Non so spiegarlo meglio.
Ho sentito in modo preciso che mi stava tenendo a galla in quel momento di disperazione.

E ho pensato che sì, la mia famiglia probabilmente si sarebbe rotta ma che io non dovevo sforzarmi di rimanere in piedi PER i miei figli perché certamente ci sarei riuscita INSIEME a loro. Così è stato.

E questo me lo ha insegnato quel giorno il mio bambino a cinque anni, perché gli è bastato darmi la mano per riprendere fiducia e darmi forza.

* Simona *

In questa foto aveva cinque giorni e già mi aggrappavo a lui

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