15 Ottobre : Babyloss Awareness day

Vi racconto una storia.

Vi racconto una storia di una donna che custodiva nel cuore il grande desiderio di diventare madre di nuovo.

La storia parte con una telefonata e una voce che le dice : ” Signora le sue beta sono positive, è incinta!”. La donna non sa cosa rispondere ma dagli occhi le sgorgano lacrime e il cuore accelera il suo battito. Si siede perché l’emozione è tanto forte che le gambe le tremano. Lei lo sa cosa ha attraversato per arrivare a quelle beta positive e sa che non era scontato nonostante gli anni di cura, gli ormoni, gli interventi, le punture…in fondo “le altre volte” le cose non erano andate.

“Tutto bene signora?” La voce la scuote dai suoi pensieri e la donna risponde “Tutto benissimo”.

Sono giorni e settimane di gioia estrema, tutto sembra procedere per il meglio, le beta continuano a salire, le nausee arrivano, i primi controlli vanno bene e poi finalmente…Il battito! forte, veloce.

“Stia tranquilla! Va tutto bene” le dicono. Lei se lo ripete come un mantra “Va tutto bene. Con tutto quello che abbiamo passato deve per forza andare bene!”

Poi un pomeriggio mentre è sul divano a riposare la donna sente un crampo fortissimo e poi vede del sangue. Panico.Poi Paura. In lacrime chiama la ginecologa del centro che la segue :” Vieni subito, controlliamo cosa sta succedendo” le dice. La visita sembra infinta ma “il battito c’è! forse un leggero distacco in questa zona ma può capitare, aumentiamo la dose dei farmaci e ci rivediamo tra una settimana. Non possiamo fare nient’altro in questi casi…o va o non va.”

La donna con questa spada di Damocle sulla testa rientra a casa. Ma le perdite si interrompono e le nausee aumentano… in fondo può tornare a sperare e così al fatidico controllo è fiduciosa “Dopo tutto quello che abbiamo passato deve per forza andare bene” si ripete ancora.

“Non c’è più battito…mi spiace”.

Non c’è più battito.

Aborto.

Si parla di morte perinatale dalla 22esima settimana di gestazione, prima si definisce aborto e quindi questa storia potrebbe sembrare non c’entrare molto ma se ci pensiamo stiamo sempre parlando di un bambino che non nascerà e di una mamma che resta divisa tra cielo e terra. Stiamo sempre parlando di un dolore lacerante che questa donne dovranno attraversare per tornare a vivere perché la vita è prepotente e il cuore, pur con un battito in meno continua a pulsare.

È importante sensibilizzare sul tema della morte perinatale perché queste donne e queste famiglie hanno bisogno del giusto supporto medico e psicologico ma, nel piccolo, penso sia importante sensibilizzare anche tutti noi sul come porci accanto a loro.

Spesso con le migliori intenzioni si sentono voci dire:”mi spiace ma… Vedrai che poi passa”, “mi spiace ma… Potete sempre riprovarci quando sarete pronti”, “mi spiace ma… Só che capita a molte donne, non sei solo tu e poi vedrai arriverà questo figlio”, “mi spiace ma… Pensa che avete la fortuna di averne già un figlio da amare” e potrei proseguire ancora.

Nell’immaginario di chi le pronuncia sono parole consolatorie ma per chi le ascolta a volte sono un ulteriore dolore, perché nulla ridarà loro il proprio figlio. Allora, forse, varrebbe la pena fermarsi al “mi dispiace”, varrebbe la pena lasciare spazio agli abbracci senza parole, varrebbe la pena preparare loro una cena e lasciargliela davanti alla porta, varrebbe la pena dir loro tutti i giorni “siamo qui, quando te la sentirai” e aspettare con pazienza che i cuori si aprano.

Varrebbe la pena esserci ma in punta di piedi. Di questo io, che sono una di quelle donne lì ho avuto bisogno.

*Sara*

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