Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Oggi come 20 novembre ricorre la Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in particolare quest’anno ricorre il trentennale dall’approvazione della convenzione ONU.

A leggere gli articoli che la compongono vengono subito in mente i bambini e le bambine che crescono in Paesi con meno risorse, in uno stato di privazione e di povertà estrema o quei bambini, anche del ricco Occidente, che crescono in un contesto familiare o culturale che non garantisce il rispetto dei loro diritti. Sono situazioni che possiamo incontrare nella nostra vita o meno, che possiamo percepire come vicine o lontane ma che in ogni caso ci fanno ricordare quanto lavoro ci sia ancora da fare. Quello che riguarda qualsiasi bambino nel mondo riguarda tutti noi e oggi più che in altri giorni dovremmo chiederci quale contributo possiamo dare e in che modo.

Poi ci sono i bambini privilegiati, quelli a cui non manca l’affetto familiare, che hanno accesso alle cure e all’istruzione, che possono godere di tempo di gioco, di attività educative, che non vengono discriminati e il cui parere viene preso in considerazione dagli adulti.

Dal progetto L'albero dei diritti. Unicef 2015

 

Viene da domandarsi allora cosa chiede la Convenzione ONU a chi si occupa di questi bambini, a chi come noi e come i genitori e gli insegnanti che incontriamo sta in relazione con bambini inseriti in un contesto che tutela i loro diritti.
Sicuramente possiamo fungere da osservatori e da garanti perché nessun diritto, seppur acquisito, è mai esente dal rischio di essere calpestato.

Ma oltre a questo c’è un’estensione del diritto ad essere amato, rispettato come individuo e protetto su cui possiamo fare una riflessione.

Quante volte ad un educatore, insegnante o genitore capita di volere che un bambino sia diverso da come è, quante volte succede di pensare a come si lavorerebbe meglio in assenza di chi non segue regole e indicazioni? Quante volte accade di farsi condizionare nei modi e negli obiettivi dal risentimento che si prova di fronte a chi sembra resistere ai nostri tentativi educativi?

Eppure sono proprio questi bambini e bambine ad avere un bisogno maggiore di rispetto in quanto individui con le loro difficoltà. Sono questi i bambini che hanno il diritto di essere amati ed educati anche se non suscitano sentimenti di empatia e di appagamento per il lavoro svolto.

L’educazione è un lavoro spinoso perché chiede di rafforzarsi proprio laddove sembra non funzionare. Non c’è possibilità di resa perché il diritto a ricevere un’educazione, in quanto tale non va conquistato né meritato dai minori ma garantito dagli adulti.

Questa è la sfida che oggi ci spinge ad interrogarci sul nostro agire quotidiano, che ci chiede di non farci sconti sul fardello da portare, di prenderci le nostre responsabilità educative senza cercare alibi e scorciatoie. Accettare il bambino che abbiamo in classe o in casa come persona che ha bisogno del nostro sostegno per crescere e non come individuo da plasmare su un’idea che corrisponde ad un modello è la vera fatica quando le cose non ci sembrano andare per il verso giusto.

Per fare tutto questo allora è necessario mantenere il cuore aperto verso l’altro e gli occhi spalancati su di noi.

* Simona *

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